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Il Duomo di Orvieto
In cima al pallido colle, sulla roggia cresta tufacea, sul bruno cumulo
delle case, dei campanili, delle torri, si erge enorme, dominante,
risplendente il Duomo.
Il Duomo di Orvieto è indubbiamente uno dei più mirabili monumenti
creati dalla fede religiosa e dal genio italiano. Iniziato nello stile
classico romanico, le sue fiancate, dalle linee armoniose, perfette,
conservano tutto il carattere e l'aspetto severo, solenne, zebrato dei
monumenti toscani. Ma nella facciata l'ogivo domina con tutta la
leggerezza, la grazia, l'audacia delle sue linee, con tutta la ricchezza
dei suoi ornati, la gioia dei colori. La mano sapiente del tempo ha
riscaldato i marmi policromi, ha armonizzato sapientemente i diversi
elementi della fronte meravigliosa, che oggi ci appare come un grande,
un prezioso trittico di avorio.
Quando il sole del pomeriggio ridesta la vita dei marmi e delle vetrate,
incendia l'oro dei mosaici e, come scrisse un poeta dialettale, «
dall'amore 'gni pietrella s'arde », il monumento sembra assumere una
vita effimera di luce, perde quasi la sua materialità, si inalza al
cielo come una fiamma: e mai forse dalla dura pietra si elevò più
solenne e giocondo, come espresso da mille umani petti esultanti, l'inno
cristiano. E' noto l'orgoglio, la ricchezza e la magnificenza dei
piccoli stati nei quali fu divisa l'Italia nel medio evo. La repubblica
orvietana nella seconda metà del duecento era nel fiore della sua
grandezza. Il suo dominio, tenuto con incessanti, sanguinose campagne,
giungeva fino al mare, dove si vuole che dagli Orvietani fosse fondata
Orbetello, la piccola Orvieto. I pontefici frequentemente si recavano e
dimoravano nella città, dove la parte guelfa dei Monaldeschi con braccio
forte dominava sulla fazione dei Filippeschi ghibellini. Una nobile gara
istituitasi fra le città rivali faceva sorgere ovunque edifici sontuosi,
splendidi monumenti, maestose cattedrali. Orvieto aveva già costruito il
magnifico palazzo papale, oggi vescovile, il palazzo del Capitano del
popolo, e i due grandi templi di stile ogivale, S. Domenico e S.
Francesco; ma il suo orgoglio doveva farle guardare con senso di cruccio
la mirabile cattedrale che stava sorgendo per opera della sua bella
rivale, Siena.
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